Pillole di cultura

Le riflessioni dei ragazzi di Youpolis e non solo su tematiche culturali e artistiche.

Amore, crescita, scoperta nel "Viaggio" di Giorgio Giurdanella

Amore, crescita, scoperta. Sono le ricchezze che l’autore mai avrebbe immaginato di trovare in un viaggio compiuto esclusivamente per migliorare la padronanza dell’inglese. Invece un breve soggiorno tra le bellezze di una regione come l’Irlanda e un incontro speciale – quello con la meravigliosa, e in un primo momento misteriosa, Kara – possono rivelarsi un’esperienza straordinaria, che ricorda come la vita sia una miniera di sorprese e come in un viaggio, più che la meta, siano importanti le emozioni provate durante il cammino. Perché in molti casi esse rimangono con noi. A volte, per sempre. E' il senso di "Il Viaggio - L’incanto della piccola principessa", la prima opera del giovane Giorgio Giurdanella. Una storia d'amore, nata nel contesto di un viaggio studio a Dublino dell'autore, impensata, breve ma così intensa da avere dei risvolti incredibili e inimmaginabili, così da lasciare un solco incolmabile nel cuore dell'animo umano. È il diario di una vacanza rivelatasi un viaggio interiore verso un amore tanto immediato quanto immenso, coinvolgente e travolgente. Giovane riflessivo e razionale, non vuole accettare la proposta dell’incantevole protagonista francese dal nome Kara di “amarsi a tempo”. Kara è la donna che ha sempre sognato: dolce, sensibile e bellissima! La sua partenza, però, lo costringerà ad accettare la fine della storia d’amore che, appena decollata, dovrà subito atterrare. Un atterraggio brusco che lo lascerà incredulo, con il cuore spezzato e con tanti perché. Non riuscirà a darsi pace, dovendo comprendere il motivo di quella scelta che sembrava bizzarra ma, forse, era il capriccio di una donna! Inizierà quindi uno scambio intenso di e-mail, l’intesa supererà ogni limite e ogni distanza… fino all’abbraccio di una gelida notte.

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Casa Museo Appiano: un luogo ideale per dialogare con l’arte e con il bello

Di Fabrizio Occhipinti - Il tempo che stiamo vivendo testimonia l’abnorme mutamento che il mondo sociale subisce incessantemente giorno dopo giorno. Esso corre senza conoscere sosta e rispecchia quanto riportato già dal documento conciliare “ Gaudium et spes “,circa “quell’accelerazione della storia tale da poter essere seguita difficilmente”. In una società come la nostra tanto distratta e lontana dai temi culturali, perché sempre più succube dell’imperante progresso tecnologico e delle conseguenze della globalizzazione, è lecito chiedersi: C’è ancora oggi del tempo da dedicare all’arte e al bello? La risposta è certamente positiva, se si pensa per esempio al grande impegno messo in campo dal Fai nel promuovere ogni anno le giornate di primavera, ove a chiunque viene data la possibilità di vivere una giornata all’insegna dell’arte e del bello, fruendo un patrimonio culturale perennemente chiuso o valorizzato dopo anni di mortificante oblio. Purtroppo a questo grande evento nazionale, così tanto pubblicizzato dal mondo mediatico, non segue una vera e propria continuità di eventi culturali, specie nella realtà locale. Pertanto il più delle volte, nei pochi ritagli di tempo a disposizione, l’unica soluzione possibile è quella di rifugiarsi nei libri per trovare delle risposte. Non deve essere soltanto così. E’ sicuramente importante trovare un rifugio sui libri, ma il bello lo si può e deve vivere soprattutto per contatto e per cercarlo non bisogna poi affaticarsi tanto, perché lo trovi sempre in qualsiasi momento nello stesso luogo. Una città d’arte come Ragusa offre due centri storici che sono il frutto di sacrifici di una comunità che, benché straziata psicologicamente, dovette ripartire da zero per ridare un’identità alla propria città, costruendo chiese, conventi, palazzi e risanando quello che si era salvato. Il risultato è quello che ancora oggi vediamo, ovvero un tripudio di armonie tardo barocche, che specie nell’antica Ibla affiancano le vestigia del glorioso passato. Nullum est sine nomine saxum, non c’è pietra senza nome, verrebbe da dire insieme a Lucano. E’ soprattutto nell’antica Ibla che si avvertono le suggestioni più straordinarie, sembra quasi di tornare indietro nel tempo. Nel percorrere i vicoli, le scalinate, le silenti viuzze, sembra di sentire le voci di vispi ragazzetti che si rincorrono, le martellate di scalpellini e artigiani vari che lavorano, le voci sommesse di donne raccolte per la recita del rosario, ma è soprattutto il profumo della storia che ti assale, specie nelle giornate invernali, quando si unisce all’odore della legna bruciata. In una viuzza come queste situata nelle vicinanze dei Giardini Iblei, della ritrovata chiesa di San Vincenzo Ferrer, della chiesa di San Tommaso, l’arte e il bello dimorano all’interno di una abitazione privata, di cui una parte della struttura risale al periodo pre-terremoto.

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"Chiamatemi matta, ma io continuo a crederci". Quando si vuole fare arte e superare le difficoltà

Di Leandra Russo - Attraverso un recente sondaggio su cosa sia l’arte in maniera soggettiva, è emerso che molte persone, chi più e chi meno, abbiano un’idea ben chiara di cosa sia per loro l’arte e di come praticarla.

Eppure, oggi giorno nel nostro territorio non ci sono valide possibilità per attuare l’arte ed esprimersi al meglio.
Io personalmente mi ritengo un’artista, una persona che spoglia la propria anima dinanzi una “semplice” macchina fotografica rendendo visibili tutte le proprie emozioni.

Da fotografa freelance, vorrei sollevare un problema presente ai nostri giorni: la mancanza sia di luoghi adatti a mostre/istallazioni che di corsi/workshop utili per far avvicinare al mondo della fotografia persone che stanno iniziando o che vorrebbero approcciarsi a questa passione.

Purtroppo però, l’arte libera viene vista come qualcosa di vago che non da’ nessun tipo di incasso; proprio per questo, nessuno si è mai preoccupato di noi artisti, non siamo ritenuti delle persone valide, non hanno mai pensato di adibire un luogo adatto alle nostre esigenze; non ci sono degli spazi dedicati a noi e lo stesso problema si presenta a livello scolastico.

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Non stroncate il nostro sogno, non uccidete le nostre passioni!

Di Federico La Cognata - Quanti di voi almeno una volta nella vita, hanno avuto un hobby, un sogno che volevate inseguire, ma a cui avete rinunciato sul nascere a causa di molteplici problemi e complicazioni? Io vi parlo del mio sogno,o per meglio definirlo, della mia passione; fare il Dj.
Tutto è cominciato all’età di 10 anni, quando iniziai ad interessarmi al mondo della musica, prendendo lezioni di chitarra e batteria, per poi passare al mondo digitale. Mi emozionavo a guardare i vari “festivalbar” e le puntate di “Top of the pops” in tv. Oltre a vivere con la radio accesa 24h su 24, notavo i vari playback durante le puntate: tutto ciò mi incuriosiva sempre di più e volevo approfondire il tutto. Iniziai a studiare le basi del suono, la percezione di esso, e tutto ciò che ne riguarda. Dallo studio di registrazione all’esecuzione live. Nel 2006, dopo vari sacrifici, riuscì ad acquistare una consolle, di seconda mano, e iniziai subito a cimentarmi nel ruolo tra compleanni e feste.
Ma come potreste ben immaginare, il mio desiderio andava ben oltre i compleanni e le festicciole varie. Desideravo suonare in un vero club.
Dopo aver fatto esperienza in varie radio locali cercai di inserirmi nel giro ma fu al quanto difficile. Come tutto il mondo dell’elettronica, ogni anno uscivano svariati nuovi modelli di attrezzatura, e oltre alla consolle, per fornire un servizio completo, erano indispensabili le luci, amplificazione, microfono, proiettore e telo, insomma i soldi necessari erano maggiori rispetto agli incassi.
E oltre alle spese relative alla necessità di un'attrezzatura adatta e "d'avanguardia", sorgeva anche un altro problema.

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Se in Italia la musica giovanile non ha vero spazio. Il caso inglese

Di Giosè Chessari - Che il Regno Unito sia considerato la culla della musica degli ultimi decenni già era noto. The Beatles, Led Zeppelin, The Who, Pink Floyd, Queen, Rolling Stones, Radiohead, Libertines, Blur, Iron Maiden, Motorhead, Coldplay, Arctic Monkeys sono alcuni dei prodotti del grande vivaio britannico. E che la musica italiana abbia subito una grandissima influenza dagli artisti inglesi è qualcosa che continua ancora. Un'influenza, che forse fa capire quanto sia immenso il divario culturale e musicale negli ultimi tempi tra U.K. e Italy: Un caso, quello italiano, che se si rivolge ad una cultura parallela, quella inglese appunto, vuol dire che non è messa bene.

Anzi, vogliamo parlare del livello qualitativo della musica italiana di questi ultimi tempi? Troppo banale, molto arida di creatività. Passiamo infatti da artisti che si aggrappano ad un disperato tentativo di ritorno al passato, al caso di altri “cantanti”, senza offesa per chi svolge veramente questo mestiere, che indossano un berretto con la visiera girata a 45°, pantaloni abbassati, catene, lucchetti, guinzagli etc.. scarpe da ginnastica, pieni di tatoo dai capelli fino alle unghie dei piedi, e che con un microfono in mano iniziano a parlare, a dire frasi senza senso, testi inutili e banali, e a ripetere sempre il solito verso: “E me ne sbatto di questa vita del ca**o”. Si potrebbe mai comparare il grande tesoro musicale che si trova tra le terre verdi, i castelli medievali e dentro le tazzine del tè del Regno Unito con la spazzatura che si sta ritrovando tra le stradine di un’Italia sempre più dipendente da modelli nati da reality show o talent show (che come unico talento hanno quello di lamentarsi sempre o litigare con chiunque)? Probabilmente, la differenza principale sta nella mentalità dei due popoli. Specialmente, nel modo in cui hanno di far crescere e dare spazio a nuovi giovani talenti. Ed è proprio su questo che si vuole concentrare la mia riflessione...

 

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